Gianni Berengo Gardin

Con oltre due milioni di negativi, Berengo Gardin è stato molto più di un fotografo: è stato un testimone etico, un poeta della realtà, un osservatore discreto ma instancabile dell’Italia che cambia.        

Berengo Gardin amava definirsi “un artigiano”, e non un artista. Detestava l’idea di fotografia come forma d’arte estetizzante, preferendo sempre l’impegno civile alla ricerca di uno stile personale: “Il mio lavoro non è artistico, ma sociale e civile. Non voglio interpretare, voglio raccontare”. 

Il suo sguardo si è sempre  posato sull’uomo: nei suoi gesti quotidiani, nel lavoro, nei momenti di intimità e nei luoghi del disagio. Dall’Italia contadina del dopoguerra agli slanci della modernizzazione, dalla vita degli zingari all’universo industriale, dalle periferie urbane ai manicomi, campo,  quest’ultimo, in cui firmò il reportage più potente della sua  carriera. 

Nel 1969, insieme a Carla Cerati e sotto la guida di Franco Basaglia, realizza “Morire di classe” (Einaudi), un libro che svela per la prima volta le condizioni disumane dei manicomi italiani. È un grido muto, fatto di immagini nette e crudeli, che scuote il Paese e  contribuisce alla battaglia culturale che porterà, nel 1978, alla  Legge Basaglia. “Fotografavamo solo con il consenso dei malati –  raccontava – Ma non volevamo mostrare la malattia, bensì la condizione”. 

Era la cifra del suo lavoro: non lo choc, ma la consapevolezza.  

Dopo aver vissuto a Venezia, Roma, Lugano, Parigi e infine Milano, dove si stabilisce nel 1965, Berengo Gardin avvia una lunga carriera da professionista del reportage, che lo porterà a collaborare con le più importanti testate italiane e internazionali, tra cui “Domus”,  “L’Espresso”, “Time”, “Stern” e “Le Figaro”, ma soprattutto a dedicarsi alla forma che più amava: il libro fotografico.

Ha collaborato con le principali testate italiane ed estere (Il mondo, Domus, Epoca, L’Espresso, Le Figaro, Time, Stern), pubblicato oltre 260 volumi fotografici e esposto i suoi lavorii n oltre 360 mostre personali in Italia e all’estero.

Il mio lavoro non è assolutamente artistico e non ci tengo a passare per un artista” ribadiva “L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile”.

Con il contributo di: https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2025/08/morto-gianni-berengo-gardin-fotografo/ e https://www.rainews.it/articoli/2025/08/addio-a-berengo-gardin-uno-dei-piu-grandi-fotografi-italiani-del-novecento-dae432b7-1e40-4307-9f08-abcc249647f0.html

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Fotografi

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