Descrizione
“Le etichette servono a semplificare, a volte anche troppo. “Street Art” è un termine ombrello, utile al mercato, alle istituzioni, a chi vuole approcciarsi. Allora tenete ben a mente che il writing nasce prima, altrove, con altre regole e urgenze. Dall’interno la differenza è evidente, ma dall’esterno tende ad assottigliarsi. Non è questione di bello o brutto, di leggibilità o meno, di scritte o disegni. Non è questione di essere prevalentemente muralist o bomber. Questo libro usa un titolo necessario ma non dimentica le sue radici. E da quelle radici visive e culturali proveniamo tutti, sia che continui a spingere su un pannello o che ti esponi in mostre patinate.
Ogni mattina, salivo sul tram col marker nascosto nei jeans… lungo la strada per la scuola facevo sempre almeno una tag.
Quattordici anni appena compiuti. Non avevo un cellulare, non esistevano. Non c’era alcun social, né archivio digitale o tutorial per dirci ciò che era meglio fare. L’identità era una costruzione lenta, stratificata, un faccenda rischiosa. Non era un’immagine filtrata, non era finzione fotografica.”
introduzione di Domenico Melillo “Frode”










Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.