Luigi Ghirri

«Il lavoro di Ghirri sembra avere un effetto quasi universale su chiunque s’imbatta in lui. Si guarda una mezza dozzina di sue foto e si cade subito sotto il suo incantesimo. L’iniziale reazione entusiastica – “Che grande fotografo!” – produce, sulla base di pochi altri esempi della sua arte, la convinzione: “È un grande fotografo!”. In realtà, questa potrebbe essere una minimizzazione. Con una più avanzata capacità di valutazione fotografica non si diventa semplicemente ammiratori di Ghirri; ci si converte». Geoff Dyer

Nato a Fellegara di Scandiano nel 1943, ha iniziato a fotografare nel 1969 collaborando con artisti concettuali e sviluppando parallelamente un’originale ricerca, sempre con l’impiego della fotografia a colori. Per tutti gli anni Settanta ha composto serie evocative dei vari temi della visione: l’immagine naturale e quella artificiale, l’ambiguità del paesaggio contemporaneo, la citazione della storia, l’immaginario del consumo. In quegli anni, entrando in contatto con Massimo Mussini e Arturo Carlo Quintavalle, ha iniziato una proficua collaborazione con il CSAC  che conserva ora la più ampia raccolta dei suoi vintage prints. Nel 1979 lo stesso centro studi e archivio comunicazione gli dedica un’ampia rassegna che antologizza tutta l’opera precedente e costituisce un punto di svolta per la sua vicenda.
La sua carriera prosegue poi con ricerche orientate al paesaggio, all’architettura (sollecitato in questo da Vittorio Savi e Aldo Rossi), collabora con scrittori e musicisti (tra cui Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, Antonio Tabucchi, Lucio Dalla) e organizza imprese collettive, coinvolgendo altri fotografi attivi sugli stessi temi, di descrizione del paesaggio italiano, tra cui vanno ricordati almeno Viaggio in Italia (1984) ed Esplorazioni sulla Via Emilia (1986). E’ certamente uno dei maggiori e più influenti fotografi italiani del Novecento, prematuramente venuto a mancare nel 1992.

«Tutti i tipi di foto costituivano per Luigi un alfabeto, da Walker Evans (il suo fotografo preferito), al fantastico Eugène Atget, ad André Kertész, ai personaggi di Nadar, agli innovatori Moholy-Nagy e Muybridge. A Reggio Emilia Luigi non insegnava la foto come arte separata dal resto, ma come appartenente a un alfabeto dove si collegano varie abitudini del vedere, e in cui riconosciamo un mondo abitabile». Gianni Celati

Con il contributo di: https://www.quodlibet.it/libro/9788822924674 | https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.reggioemiliawelcome.it/it/scandiano/scopri-il-territorio/personaggi-storia-tradizioni/personaggi-illustri/luigi-ghirri&ved=2ahUKEwj6ru_fl-iSAxVE9LsIHWrGHU0QFnoECEYQAQ&usg=AOvVaw3-koBSEI_H6rE9Cr0rSoZ5. |

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